Anzaldi: “Misure pro Tunisia danneggiano nostri produttori di olio”

martedì, 22 settembre 2015

“Si chiede di conoscere se e quali iniziative il governo intenda assumere in sede comunitaria al fine di evitare che misure di sostegno in favore della Tunisia possano ripercuotersi negativamente sul nostro comparto agricolo in particolar modo per quanto concerne il settore dell’olivicoltura”. E’ quanto chiede il deputato del Partito democratico e componente della commissione Agricoltura, Michele Anzaldi, in un’interrogazione al ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina.

“Gli organi di informazione – scrive Anzaldi nell’interrogazione – alcuni giorni fa hanno dato notizia della proposta da parte delle competenti autorità europee di dare il via libera all’importazione di 35 mila tonnellate di olio d’oliva extra proveniente dalla Tunisia con l’obiettivo di sostenere la ripresa economica del paese africano. Attualmente la quota annuale spettante alla Tunisia è di 56.700 tonnellate. Ove l’incremento fosse confermato è evidente che rischierebbe di infliggere un duro colpo al settore olivicolo nazionale. Nel momento in cui meritoriamente il Governo ha stanziato ben 32 milioni di euro per il nuovo piano nazionale e 11 milioni di euro per contrastare il fenomeno Xylella questa decisione europea potrebbe compromettere quanto di buono realizzato nel corso di questi mesi”.

“Va inoltre tenuta nella dovuta considerazione – aggiunge ancora il deputato Pd – che la suddetta decisione andrebbe a sommarsi, nei suoi esiti negativi, anche al perdurare dell’embargo adottato nei confronti della Russia, uno dei principali paesi importatori dei nostri prodotti agroalimentari. La valutazione complessiva sulla decisione europea non può non ricomprendere anche la competitività alterata dai meccanismi di retribuzione in base ai quali un lavoratore tunisino in regola nel suo paese guadagna mediamente dai 15 ai 20 euro giornalieri meno di un connazionale irregolare nel nostro paese il cui guadagno oscilla tra i 25 e i 35 euro al giorno e ove fosse in regola la sua paga oscillerebbe tra i 60 e i 70 euro giornalieri. Le organizzazioni di categoria hanno già annunciato iniziative forti di protesta, minacciando addirittura il blocco dei porti, al fine di tutelare produzione e qualità dell’olio made in Italy”.