Capitano Ultimo: Per diventare un eroe bisogna morire?

venerdì, 21 agosto 2015

Di Elena Capra – L’ultima sua impresa, perchè di ultima impresa si tratta, è stata il 4 agosto, 13  gli arresti, l’operazione era coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, condotta dai carabinieri del Comando per la tutela dell’Ambiente del colonnello Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo  quello che arrestò Totò Riina.

Ultima impresa, perchè nella stessa data il generale Tullio Del Sette firma una lettera in cui esautora definitivamente e senza scampo o replica “capitano Ultimo”dalla guida operativa dei suoi duecento uomini del Noe, uomini addestrati a perseguire reati ambientali, uomini capaci di scovare tangenti, abusi, traffici di denari e di influenza, gli stessi uomini che sono nel cuore di noi italiani come lo è Segio Di Caprio divenuto per noi tutti un esempio.

Di Caprio non avrà più funzioni di polizia giudiziaria, manterrà comunque il grado di vicecomandante del Noe, ma senza compiti operativi.

Capitano ultimo, così lo conosciamo attraverso i giornali, quell’uomo che ha creato l’associazione “Volontari Capitano Ultimo Onlus” creata dal nulla nella tenuta La Mistica alla periferia Sud-Est di Roma, la casa famiglia per il recupero e il reinserimento di minori disagiati o figli di famiglie segnate dal crimine.

Il senso di colpa, l’integerrimo Capitano Ultimo lo ha messo a frutto, lui stesso lo dice all’interno del docufilm “Capitano ultimo – Le Ali del Falco” realizzato da Ambrogio Crespi con la partecipazione di Roul Bova, “noi uomini non possiamo delegare ad altri, a specialisti, organizzazioni, l’impegno per la povera gente, per impedire che ci siano ancora persone che non hanno da mangiare, che non hanno da dormire, che sono sole e abbandonate: è un crimine contro l’umanità“.

Per lui è diventato un impegno, un dovere che ha realizzato con quelli che lui chiama i  “miei” carabinieri insieme alle persone della società civile che collaborano con l’Associazione.

Capitano Ultimo ha regalato un sogno a coloro che ormai avevano perso speranze e futuro.

Sergio Di Caprio sta facendo crescere nuovi uomini e nuove donne nella consapevolezza di divenire uomini migliori, l’essere poveri, l’essere in difficoltà diventa all’interno della casa famiglia, un’opportunità per creare occasioni, la casa famiglia è un luogo dove le famiglie trascorrono giornate in serenità.

Per capitano Ultimo essere uomo dell’Arma vuol dire avere anche un impegno sociale, straordinario, unico, sull’esempio di quello che hanno insegnato i martiri e gli eroi caduti negli anni sulle strade di tutta Italia, un uomo tra i poveri della terra, per far parte come la definisce lui “di un’umanità fatta di poesia, di amore, di bellezza. La bellezza è aiutarsi gli uni con gli altri e arrivare tutti insieme al traguardo della sopravvivenza” .

Lo hanno processato su iniziativa della Procura di Palermo per la mancata perquisizione del covo di Riina uscendo immacolato dal procedimento, gli hanno tolto la scorta (e lui si comprò un motorino..), un uomo che non ha fatto carriera, che non fa parte di cerchi magici o presunti tali, un Uomo, per noi un eroe, ma in questa terra per essere eroi prima si deve morire.