Def, Renzi: “Nel 2015 abbiamo svoltato, nel 2016 crescita Pil +1,6%”

sabato, 19 settembre 2015

“Questo è il momento in cui tutti insieme dobbiamo spingere con ancora più determinazione perché l’oggettiva ripresa è partita in Italia grazie ai provvedimenti e le riforme. Nel 2015 abbiamo svoltato, nel 2016 acceleriamo“. Queste le parole del Premier Matteo Renzi dopo l’approvazione del “Documento economia e finanza” in Consiglio dei Ministri.

Il 2016 si chiuderà con una crescita del Pil dell’1,6% e un rapporto deficit/Pil programmatico del 2,2%.. Ad aprile le stime del governo indicavano una crescita dell’1,4% e un deficit/Pil programmatico dell’1,8%.
Il pareggio di bilancio slitta ancora rispetto alle stime del Def. Nella Nota di aggiornamento del Def l’obiettivo viene infatti spostato dal 2017 al 2018.

“Si aspettavano un dato più basso della nostra crescita, ma oggi molti indicatori dicono che l’Italia è ripartita e il Def non può che fotografare lo stato dell’arte, una crescita più alta, +0,9%” per il 2015.  “Il deficit 2016 sarà al 2,2%, senza l’applicazione della flessibilità Ue sarebbe all’1,4%”, ha sottolineato Renzi. Lo spazio di flessibilità per le riforme sarà dello 0,5% al quale si aggiunge lo spazio per gli investimenti, un altro 0,5%, che però ”non useremo tutto, ma solo per uno 0,3″, ha spiegato il Premier. “Vogliamo abbassare il debito, pensiamo sia giusto verso i nostri figli e nipoti, il debito ci preoccupa. Tuttavia lo facciamo con una manovra espansiva e non di rigore”.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan ha dichiarato “Dal 2016 il debito comincerà a scendere, era dal 2007 che non accadeva, è una zavorra che cominciamo ad alleggerire; Ci saranno meno tasse anche nella legge stabilità, con il disinnesco delle clausole di salvaguardia, e quindi ci sarà un un sostegno alla domanda interna per una crescita trainata dalla domanda delle famiglie. Il profilo di finanza pubblica permetterà di rispettare la regola del debito. Siamo all’interno delle regole anche per quanto riguarda la regola del debito, quello che conta è il percorso di aggiustamento strutturale, le prime evidenze suggeriscono che le politiche economiche e strutturali del Governo stiano innescando un circuito della fiducia che passa dalla crescita del prodotto alla maggiore e migliore occupazione per arrivare ai consumi. Lo stimolo fiscale risulta sostenibile nel tempo anche perché accompagnato da riforme strutturali che modificano alla radice la capacità competitiva del Paese” – conclude Padoan.