Delitto Meredith: Cassazione deposita motivazioni “Clamorose defaillance investigative”

lunedì, 07 settembre 2015

La Corte di Cassazione ha reso pubbliche le motivazioni dell’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati dell’omicidio di Meredith  la suprema corte parla di “Clamorose defaillance investigative”.

Manca infatti un “insieme probatorio” contrassegnato “da evidenza oltre il ragionevole dubbio”.

Scrivono i giudici che il processo per l’uccisione di Meredith, , ha avuto “un iter ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose defaillance o ‘amnesie’ investigative”.

Per la Corte, se non ci fossero state tali defaillance investigative, e se le indagini non avessero risentito di tali “colpevoli omissioni”, si sarebbe “con ogni probabilità, consentito, sin da subito, di delineare un quadro, se non di certezza, quanto meno di tranquillante affidabilità, nella prospettiva vuoi della colpevolezza vuoi dell’estraneità” di Knox e Sollecito rispetto all’accusa di avere ucciso la studentessa inglese a Perugia il primo novembre 2007.

“L’inusitato clamore mediatico” del delitto della giovane studentessa, e i “riflessi internazionali della stessa vicenda”, si legge nella sentenza, non hanno “certamente giovato alla ricerca della verità” provocando una “improvvisa accelerazione” delle indagini “nella spasmodica ricerca” di colpevoli “da consegnare all’opinione pubblica internazionale”.

I giudici della Cassazione evidenziano che è un dato “di indubbia pregnanza” a favore di Knox e Sollecito – “nel senso di escludere la loro partecipazione materiale all’omicidio, pur nell’ipotesi della loro presenza nella casa di via della Pergola” – la “assoluta mancanza di tracce biologiche a loro riferibili” nella stanza dell’omicidio o sul corpo della vittima.

Inoltre viene rilevato che sul luogo del delitto e sul corpo di Meredith sono “invece state rinvenute numerose tracce riferibili a Rudy Guede”, il giovane ivoriano condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio della Kercher “in concorso”, con il rito abbreviato.

Per quanto riguarda il gancetto del reggiseno della vittima, i giudici rilevano che la “sola traccia biologica” rinvenuta su tale gancetto non offre “certezza alcuna” in ordine alla sua “riferibilità” a Sollecito “giacché quella traccia – sottolinea la Cassazione – è insuscettibile di seconda amplificazione, stante la sua esiguità, di talché si tratta di elemento privo di valore indiziario”.

Infine conclude la cassazione che nel “percorso travagliato ed intrinsecamente contraddittorio”, c’è un “solo dato di irrefutabile certezza: la colpevolezza di Amanda Knox in ordine alle calunniose accuse nei confronti di Patrick Lumumba”. La sentenza rileva che la calunnia è stata confermata dalla stessa Knox in un contesto “immune da anomale pressioni psicologiche”.