Direzione Pd: Renzi ha l’ok unanime. Minoranza non partecipa a voto

martedì, 22 settembre 2015

La minoranza Pd lascia la Direzione e Matteo Renzi incassa l’ok unanime e lancia l’avviso a Grasso: ” se decidesse di aprire su modifiche all’articolo 2 sarebbe un fatto inedito” aggiungendo, “La storia del golpe di palazzo – attacca – va bene per i talk show ma le abbiamo fatte insieme”.
“Ci sono tutte le condizioni per chiudere entro il 15 ottobre”, dice Renzi prima del voto, chiedendo”un’assunzione di responsabilità politica” ricordando che “un anno e mezzo fa la legislatura era morta, noi abbiamo preso un rischio e ora sarebbe un errore politico pensare di aver concluso l’opera”.

Il segretario spiega di volere un’intesa con la minoranza ma avverte: niente veti e non si stravolge la riforma. Ma lanci anche un lodo che sembra raccogliere l’apertura della minoranza.

“Quando parlo di Tatarella non alludo al metodo, ma al principio: nel ’95 c’era un meccanismo di designazione dei consiglieri regionali che non necessariamente corrispondeva alla elezione diretta. Vedo questa una possibile soluzione, non essendo innamorato dell’una o dell’altra scelta”. Lo ha detto Matteo Renzi in direzione Pd. “Nel ’95 in Emilia Romagna designarono il candidato alla presidenza della Regione Bersani: quando divenne ministro gli elettori non furono di nuovo chiamati al voto, ma i consiglieri elessero La Forgia”.

Nel suo intervento Matteo Renzi  difende ‘la buona scuola’ e il jobs act e va all’attacco di Matteo Salvini: “Cambia idea continuamente, è un surfista dell’istante”. Dalla minoranza Dem arriva un’apertura sul cosiddetto ‘lodo Chiti’ (una selezione da parte degli elettori dei futuri senatori da fare alle regionali).

Avanti quindi con le riforme, “L’elezione diretta (dei futuri senatori, ndr) non può sussistere” perché c’è già stata una “lettura in doppia conforme”, ma si può pensare ad un meccanismo di indicazione dei senatori sul modello “della Legge regionale Tatarella del ’95”. Così Matteo Renzi si rivolge alla minoranza alla direzione Pd. Se il presidente del Senato Pietro Grasso dovesse aprire a modifiche all’art.2 – dice poi spiegando che il suo riferimento era ai gruppi parlamentari Dem – “si dovrebbero convocare Camera e Senato perché saremmo davanti ad un fatto inedito”. “Il passaggio delle riforme nasce in questa stanza. Il primo patto del Nazareno lo abbiamo fatto al nostro interno, quando prendendo atto della situazione del governo precedente abbiamo deciso di cambiare passo. Alla storiellina del golpe di palazzo fatto a sorpresa può andare bene per i talk show, ma non ci credono neppure i bambini”. “Siamo a un passo dal traguardo chiunque decida di interrompere questo percorso lo deve dire motivando le sue ragioni”.

“La svolta su questa legislatura è stata quando abbiamo scelto di fare le riforme con una mossa che sembrava ardita”. Così il premier Matteo Renzi, paragonando in direzione, il Pd alla squadra giapponese di rugby che ieri si è scontrata contro il Sudafrica. “I giapponesi a sorpresa sono andati a punto provando il tutto per tutto. Una cosa che sembrava impossibile è stata realizzata, come sembravano impossibili un anno e mezzo fa le riforme fatte”.

E prosegue: “Di fronte al continuo ritornello per cui con le riforme siamo a una svolta autoritaria e antidemocratica, una risata è l’unica risposta immaginabile”. “Per la prima volta non c’è un tentativo di azione sulla forma di governo e magari qualcuno tra di noi non è d’accordo”. Renzi ha ricordato che “le riforme del centrosinistra degli anni precedenti erano anche più ambiziose della nostra riforma”, con la quale “nessun potere del presidente del Consiglio viene modificato da questa riforma”

Nel corso del suo intervento il premier non tralascia una stoccata a Salvini, leader della Lega: – “Dopo aver detto in 16 trasmissioni tv, interrompendo l’interlocutore, ‘prenditi tu il profugo’, recentemente Salvini, ad Agorà Estate, si è detto pronto ad ospitarlo a casa sua. Basta che cambi il clima e si cambia idea. Sono i surfisti dell’istante, che non si ricordano cosa hanno detto e cavalcano la risposta del momento”.

Ed in merito all’esito delle elezioni greche che hanno visto la vittoria di Tsipras per la seconda volta, Renzi commenta: “Le scissioni funzionano molto come minaccia, un pò meno nel passaggio elettorale. Chi di scissioni ferisce, di scissioni perisce” un chiaro riferimento al movimento creato da Varoufakis dopo la scissione con Sjriza