Facebook e Twitter hanno smacchiato Bersani

sabato, 01 agosto 2015

Di Rossana Spartà  La nuova legge sul falso in bilancio e la recente sentenza della cassazione ha ridato un momento di visibilità a quella parte di Pd che ha sempre dimostrato di aver memoria corta. A “babbo morto” (direbbe un fiorentino) tutti sanno e tutti avrebbero fatto meglio.
Il babbo, morto politicamente sia ben inteso, in questo caso è Bersani che dal suo profilo Facebook ha manifestato grande preoccupazione per una legge a suo avviso fatta male e da rivedere.
Torto o ragione, Bersani nella foga di cavalcare l’onda non ha messo in conto che avrebbe potuto finire sugli scogli come infatti è accaduto.
L’onorevole incassa la rabbia e l’amarezza di chi non ha certo dimenticato tutti gli errori commessi dal suo Pd.
I pochi solidali e nostalgici si contano sulle dita di una mano. Il resto è uno stillicidio di commenti che elencano delusioni, motivazioni (Demetrio Petrungaro, Ciro Marrazzo) e qualche suggerimento (Giovanni Magoga, Marcello Russo)

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Il post viene rilanciato anche sul profilo Twitter e Bersani qui prende la seconda batosta. Ventisei i retweet su 457.028 followers e la costrizione dei 140 caratteri che rende il messaggio ancora più sintetico e chiaro: l’invito ad andarsene o in vacanza (@mazzocchitti) o in pensione (@danieladaffin); @mtagnani invece parafrasa con un “siam mica qui a contar tutti gli indagati del Pd”.

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Se davvero i social sono il termometro della politica, qui è in atto una p(an)demia.