Falcone e Borsellino: “Gli uomini passano, le idee restano”

giovedì, 19 luglio 1900

Ore 16.58, un pomeriggio di metà luglio a Palermo, questo basta per far riaffiorare e riaprire nella memoria ancora una volta una ferita che vede Palermo straziata, e ricomincia un calvario che palermitani, siciliani e tutta l’Italia intera sentono come una tragedia, un’orrore che dilania le coscienze.

Solo due mesi prima il 23 maggio le stesse scene si sono offerte agli occhi del mondo a pochi chilometri da Palermo, erano le 17.58.

Sono passati oltre vent’anni dall’uccisone di Giovanni Falcone a Capaci e di Paolo Borsellino in Via d’Amelio a Palermo, con loro muoiono padri, mariti, donne e mogli, ma è anche vero che con loro si risvegliano le coscienze, si risveglia una società pulita, una società fatta di uomini che non accettano, non sopportano oltre il silenzio che da anni ammorba e zittisce ogni tentativo di pulizia, ogni tentativo di portare a galla il marciume nauseabondo che per anni ha appestato l’Italia.

Falcone e Borsellino, sono i martiri di un sistema corrotto, ma sono e saranno i vessilli su cui si potrà costruire un futuro, il nostro futuro.

“Gli uomini passano, le idee restano.

Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. (G.Falcone)