Farmaci veterinari, un business per le aziende farmaceutiche

martedì, 20 ottobre 2015

Chi ha un amico peloso, cane, gatto che sia sa bene e conosce bene quale sia il costo dei farmaci per uso animale, è un business di circa 100 milioni di euro, in Italia sono censiti 10.170.000 cani, 7 milioni gatti ed il resto diviso tra pesci, tartarughe, uccelli e animali esotici.

Spesso i farmaci veterinari hanno lo stesso principio attivo dei farmaci “per umani” ma con costi molto più elevati, sino a tre/quattro volte superiore rispetto al farmaco per l’uomo, senza contare che spesso dosaggi e confezioni sono realizzate in modo da costringere ad acquistarne di più rispetto al necessario per una terapia abituale.

A dar involontariamente  man forte a questo mercato speculativo ci si mette anche la legge europea che obbliga i medici a prescrivere il farmaco veterinario e solo in via eccezionale la versione umana.

Una situazione che, a parere dei veterinari e sulla base dell’esperienza di secoli di applicazione pratica, non ha alcuna ragione scientifica e che invece ne ha con tutta evidenza molte di carattere  economico.

In questi giorni, il Ministero della salute per complicare la vita ai proprietari di animali domestici, ha dato il via libera al sistema informatizzato per la digitalizzazione e la tracciabilità  dell’intera filiera dei medicinali veterinari e alla sperimentazione dell’utilizzo della ricetta elettronica anche per gli animali.

I veterinari non dovranno far altro che introdurre i dati del medicinale prescritto  utilizzando tablet, smartphone o  un pc tradizionale.

“Tuttavia – denuncia in una interrogazione urgente al Ministero della Salute il Parlamentare del Pd Michele Anzaldi  – la ricetta “semplificata” rischia di non essere tale per chi opera su singoli animali all’interno delle piccole stalle ed anche per quanto concerne gli animali da compagnia, tenendo nella dovuta considerazione, anche, le situazioni relative alle banche dati nazionali in particolare per bovini e cani.

Con tale sistema rischia di aumentare  la percentuale di proprietari che nemmeno acquista il farmaco, considerato che si tratta di farmaci mai rimborsati dallo Stato ai privati e comunque prescritti a spese del propritario.”

Anzaldi ha chiesto al Governo se sia al corrente delle criticità  inerenti la questione delle prescrizioni per singolo animale e se non intenda valutare l’opportunità  di verificare l’introduzione di alcune modifiche finalizzate a rafforzare la tracciabilità  del percorso del farmaco,  piuttosto che creare  una gestione complessa e onerosa per tutti senza certezze di efficacia in settori in cui tanto chi prescrive tanto quanto viene prescritto ricade, a differenza dei farmaci umani, sui bilanci pubblici.

“In realtà  – spiega l’on. Anzaldi – vi sono già delle proposte che potrebbero ovviare a queste criticità e consentire davvero il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal Governo  Si tratterebbe di seguire il farmaco usando la tracciabilità  dei farmaci già  prevista tra casa farmaceutica e grossista o farmacia. La destinazione finale del farmaco per gli animali da reddito é già  previsto dal Decreto Legislativo 193/2006, che identifica il reale acquisto dei farmaci e il suo utilizzo fino al singolo animale. Invece la destinazione finale dei farmaci, realmente acquistati, per gli animali da compagnia può essere fatta con i dati di codice fiscale e partita Iva perché è l’unico modo per giungere alla ricetta per singolo capo su farmaci realmente distribuiti,  con risparmio di costi rispetto a quanto invece si sta verificando in questo avvio di sperimentazione”

Figure cardine di questo processo sarebbero le farmacie che sono già  dotate di reti e software in grado di gestire in maniera efficace e trasparente la declinazione pratica della volontà  del Ministero.

“L’uso della ricetta elettronica nel servizio sanitario nazionale umano, – specifica il deputato Michele Anzaldi –  prevede un rimborso ai medici sia per l’acquisto del software che per l’uso del formato digitale delle ricette.”