Grazie a Pietro Ingrao

domenica, 27 settembre 2015

Di Luigi Crespi – Per un giovane comunista essere Ingraiano significava essere comunista, distinguersi dai socialdemocratici o da chi di comunista aveva solo il nome.
Essere, Ingraiano significava avere idee precise sulla pace o sulla guerra, sui diritti delle persone ed essere ossessionati dal ruolo delle multinazionali nel mondo.
La resistenza, la pace, il lavoro i lavoratori e la classe operaia.
La comunità come valore condiviso, la disciplina di partito come metodo politico rigoroso, ma senza perdere d’occhio i movimenti, quelli che agitavano i collettivi femministi, le aree più estremiste ma anche quelli per la pace, insomma cose di giovinetti scapigliati.
Certo, oggi parliamo di cose che ci sembrano lontane, e in molti casi il ricordo si associa troppo al fallimento di ricette che la storia ha condannato.
Ma resta forte lo spirito che univa quei giovani che guardavano al futuro, con il coraggio della sfida e con la forza di ideali radicati dentro comunità vive e vitali.
Oggi, nessuno si definirebbe Ingraiano, e ancora meno sono quelli che si riconoscono in ideali e valori condivisi.
Nessuna nostalgia, detesto la nostalgia, ma conservo dentro di me l’idea che avevano i giovani Ingraiani, quello di guardare al futuro ed immaginarlo migliore del nostro passato.