Grecia: Tsipras vince di nuovo. A Syriza vanno 145 seggi

lunedì, 21 settembre 2015

I risultati sono ormai certi, e non si sono mai spostati da quello che avevano detto i primi exit poll alla chiusura dei seggi (smentendo invece i sondaggi dei giorni precedenti le elezioni): il partito di maggioranza relativa uscente Syriza ha vinto mantenendo le percentuali con cui aveva già vinto le precedenti elezioni lo scorso gennaio.

Syriza, si è aggiudicata il 35,5% dei voti e 145 seggi, mentre gli ex alleati di governo nazionalisti “Greci Indipendenti” avrebbero il 3,7% e 10 seggi. I due riproporranno la stessa alleanza di governo nata a gennaio forti di una maggioranza di 155 seggi su 300.

L’affluenza ai seggi è calata notevolmente (e su questo pesa la disillusione palpabile di molti per le promesse mancate, anzi, rimangiate, da Tsipras), ma ad oltre metà dello scrutinio ufficiale, sembra essersi attestata sopra il 55%.

Il secondo partito è ancora Nuova Democrazia, staccato di oltre sette punti percentuali. Tutti i partiti maggiori modificano i risultati di gennaio di pochi decimali, che arrivano a 0,8% in più nel caso di Alba Dorata, il partito di estrema destra che rimane terzo con il 7%. Perde ancora voti scendendo al 6,3% il Pasok, che era il più importante partito greco solo pochi anni fa, mentre sembrano non raggiungere lo sbarramento del 3% gli scissionisti contestatori di Syriza che avevano fondato il partito di Unità Popolare.

Dopo la vittoria alle urne Alexis  Tsipras ha commentato: “Lottiamo per un nuovo domani” – “E’ un mandato di quattro anni”, una vittoria che dedico “a coloro che lottano per un altro domani” in Grecia.”Syriza ha mostrato di essere troppo dura per morire – ha aggiunto – anche se era stata presa di mira da tanti. Abbiamo molte difficoltà davanti, ma anche una base solida e prospettive”.

Tsipras ha ottenuto quindi sia una conferma elettorale delle sue contestatissime decisioni nel confronto con i creditori internazionali e con l’Unione Europea, sia l’esclusione dal suo partito e dal parlamento dei suoi contestatori, senza concedere loro niente.