Jobs Act, la riforma del lavoro entra in vigore

sabato, 07 marzo 2015

Entra in vigore il Jobs Act,  la nuova riforma del lavoro promossa dal governo di Matteo Renzi dopo anni di immobilismo.

Oggi, sabato 7 marzo, la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato i  primi due decreti attuativi dando pieno corso allo rivoluzione del mercato con il via libera al contratto a tutele crescenti, alle modifiche sugli ammortizzatori sociali e alla rottamazione definitiva dell’articolo 18.

Ma partiamo dalla nuova Aspi: la Naspi avrà una durata di due anni al termine dei quali è possibile avere una proroga al sostegno. L’ammortizzatore entrerà in vigore dal primo maggio, non potrà superare i 1.300 euro al mese e verrà ridotta del 3% al mese dopo i primi quattro. Per quest’anno viene introdotta anche l’Asdi, l’assegno di disoccupazione che verrà riconosciuto a chi, scaduta la Naspi, non ha trovato impiego e si trovi in condizioni di particolare necessità. La durata dell’assegno, che sarà pari al 75% dell’indennità Naspi, è di 6 mesi e verrà erogato fino ad esaurimento dei 300 milioni del fondo specificamente costituito.

Per quanto riguarda le tipologie contrattuali, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato che per il contratto a tempo determinato resterà il limite attuale di 36 mesi. In pensione, invece, i vecchi contratti di collaborazione co.co.pro e dal 2016, su quelli ancora in essere, verranno effettuati dei controlli. “Nei casi previsti dalla legge diventeranno lavoratori dipendenti – ha detto Poletti -. La nostra scommessa è che l’assunzione a tempo indeterminato diventi la regola”.

Sul part-time, “in caso di grave patologia – ha spiegato ancora il ministro Poletti – , in aggiunta a quelle oncologiche già previste, si potrà trasformare il lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale. Lo stesso sarà possibile anche per i periodi di maternità o congedo parentale”. Resta il contratto a chiamata se il tempo parziale avrà una maggior decontribuzione fiscale.

Il decreto prevede poi altre due novità per i genitori: viene esteso dai tre ai sei anni del bambino il diritto ad usufruire del congedo parentale retribuito al 30%, mentre i permessi non pagati potranno essere richiesti fino ai 12 anni (oggi la norma prevede un limite a otto anni). In questo contesto vengono equiparati figli adottivi a quelli naturali. Sarà inoltre possibile optare per il part-time al posto del congedo di maternità.