La Grecia oggi torna al voto, in un clima di delusione e scoramento

domenica, 20 settembre 2015

La sensazione che si respira nelle strade, tra gli elettori, è di delusione e scoramento un clima molto diverso da quello che ha provato il popolo greco solo 8 mesi fa, quando il partito di sinistra Syrizia ha ottenuto la maggioranza assoluta e il suo leader Alexis Tsipras è stato acclamato come una star.

Secondo i sondaggi, Syriza e i conservatori di Nuova democrazia si affrontano in un testa a testa. Anche se gli ultimi, pubblicati ieri, pronosticano che il partito di Tsipras avrà la meglio con un vantaggio che oscilla tra mezzo e tre punti percentuali.

La maggioranza degli istituti stima la percentuale di indecisi tra il 10% e il 15%, delle astensioni e di quanti potrebbero annullare il voto o lasciare scheda bianca al 10%. In Grecia votare è obbligatorio, con eccezioni particolari, ma chi viola la legge non viene praticamente mai sanzionato.

Al “non voto” e agli indecisi si è rivolto l’ex premier Tsipras, nella parte finale della sua campagna, consapevole che l’indecisione nuoce più a Syriza che a Nuova democrazia, che ha radici più salde tra gli elettori. Nell’ultimo comizio ha fatto appello ai cittadini perchè “è necessario che non si perda neppure un voto”. “Non vogliamo che vinca l’astensionismo, perché esso non è una decisione contro il sistema, ma è quello che Nuova democrazia vuole”, ha affermato, aggiungendo che “ogni voto che si perde per Syriza è un voto di fiducia verso la corruzione”.

Molti di quanti  hanno votato per Syriza si sentono defraudati e traditi, perché ai loro occhi è diventato “uguale a tutti gli altri”.

Tsipras aveva promesso di mettere fine ai programmi di salvataggio e ha firmato il terzo memorandum. Aveva promesso di alzare i salari, invece la disoccupazione è aumentata. Aveva promesso di far crescere l’economia, ma il Paese è scivolato di nuovo verso la recessione.

A incolpare Tsipras dei nuovi problemi è il leader di Nuova democrazia, Vangelis Meimarakis, la vera sorpresa della campagna elettorale.

Nominato presidente del partito ad interim solo a luglio, quando l’ex primo ministro Antonis Samaras ha lasciato l’incarico, Meimarakis si è trasformato da soluzione provvisoria a leader più popolare.

Meimarakis è più benvoluto di Tsipras, ma ciò non significa che i cittadini abbiano riacquistato fiducia nel suo partito, per molti, infatti, i conservatori rappresentano i mali del passato: la corruzione, il nepotismo, lo spreco. Meimarakis non voleva queste elezioni, non solo perché il partito non ha avuto tempo di riordinarsi internamente come era sua priorità, ma perché se dovesse vincere erediterebbe una Grecia che nei prossimi mesi dovrà realizzare più di 60 condizioni imposte dai creditori internazionali in cambio del salvataggio.

Il leader di Nuova democrazia ha promesso che, accada quel che accada, cercherà una responsabilità condivisa e formerà un governo con il maggior numero possibile di partiti filoeuropei, soprattutto con Syriza. Quelli di Syriza “hanno negoziato (il terzo salvataggio, ndr) e conoscono meglio di noi gli impegni che hanno preso”, ha affermato Meimarakis in una intervista a Efe pochi giorni prima del voto.