La vittoria di Tsipras in Grecia #vogliounafaccia

lunedì, 21 settembre 2015

Di Davide Bellomo – Alexis Tsipras aveva infiammato i cuori di tutti coloro i quali avvertono il sentimento nazionale come un elemento distintivo del proprio pensare tanto da avere avuto adesioni sia da tutta la sinistra (per la difesa di quei diritti che l’Europa sembrava ledere) sia dai suoi più probabili e feroci avversari politici, quali quelli della destra più intransigente, e persino dalla lega nord italiana.

Con la forza della democrazia, con la forza dell’orgoglio, aveva dato speranza a tutte quelle persone che con rassegnazione, invece, nella vita sopportano soprusi da parte dei più forti. Con l’ardore proprio delle persone più nobili aveva di fatto messo in scacco l’intero mondo occidentale e questo solo per la difesa di un principio. Aveva così ottenuto dal suo popolo, proprio nella difesa di quel principio, un lasciapassare incredibile per qualsiasi democrazia e ciò nella consapevolezza che la strenua difesa dello stesso avesse seriamente e drammaticamente potuto mettere in discussione l’economia e quindi la vita di ciascuno di loro. Eravamo, almeno io lo ero, ammirati da tanto orgoglio e questo prescindeva dal merito delle proposte, dall’avere idee di estrema sinistra, quasi da provare un pizzico d’invidia per non averlo noi un uomo capace di tanto.

Quel principio era semplice ma allo stesso tempo elevatissimo : proteggere i più deboli attraverso solidarietà o, se vogliamo metterla in altra maniera, dare respiro ed ossigeno ad un malato e aiutare chi ha meno.
Aveva dato insomma speranza, aveva detto che dobbiamo contare su noi stessi e che dobbiamo proteggere ciò che amiamo nella maniera che riteniamo giusta. La mia ammirazione prescindeva dalle ricette economiche che perorava e che in parte non condividevo.

Poi però è accaduto qualcosa: forse il potere gli ha dato alla testa, forse la coda di paglia dell’ex giovane comunista ha avuto il sopravvento o forse quel delirio di onnipotenza che talvolta obnubila le menti degli onesti l’ha portato a pensare che ogni compromesso al ribasso gli fosse lecito, perché lui era Tsipras il condottiero. Ha di colpo esautorato l’altra icona greca: il proprio ministro delle finanze, per mettersi al fianco uno più accomodante. Ha stretto un patto col diavolo e si è genuflesso dinanzi al potere costruendo quello che aveva combattuto. Tanto da meritare in Italia una lista per le europee che portava il suo cognome con le parole ” un altra Europa”.
Forse non sarà vero, ma ha dato l’impressione di aver creato solo un rapporto ancillare e servile fra l’ex rivoluzionario che si è finalmente seduto a tavola e il potente che a tavola ha sempre seduto e spadroneggia nel vuoto della politica e dei politicanti.

Ha ora scelto nuovamente la strada dell elezioni – e questo gli fa onore- per l’approvazione della sua “nuova idea politica ed economica” (praticamente contraria a quella di pochi mesi fa) motivando le sue scelte con la frase: è il meglio che potevamo avere e solo così ci possiamo salvare.
Non nascondo la mia delusione ma voglio pensare che l’uomo abbia fatto queste nuove scelte solo perché ha ritenuto che fossero il bene del proprio popolo. Altrimenti sarebbe un uomo come molti nel nostro paese, nella nostra regione e nella nostra città dalle due facce e …quando un uomo ha due facce non ce l’ha più una faccia.