Libia, l’Italia spinge per una soluzione diplomatica

martedì, 17 febbraio 2015

È caos in Libia dove procede l’offensiva aerea del Cairo contro l’Isis, responsabile di aver ordito ed eseguito la barbara decapitazione di 21 ostaggi copti e di aver rapito altri 35 egiziani.

Il presidente Abdel Fattah al-Sisi, d’accordo con il Capo di Stato francese, Francois Hollande, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di approvare una risoluzione che autorizzi un intervento internazionale in Libia per combattere l’Is e stabilizzare il Paese.

In Italia, invece, il premier Matteo Renzi, che ieri aveva frenato sull’ipotesi di un intervento militare, ha tenuto una riunione a palazzo Chigi con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, degli Interni, Angelino Alfano, e della Difesa Roberta Pinotti, assieme al sottosegretario Marco Minniti, e ribadito l’impegno italiano per una forte azione diplomatica in ambito Onu e il sostegno per una iniziativa urgente al Consiglio di sicurezza che promuova stabilità e pace in Libia.

Dopo le minacce jihadiste dei giorni scorsi il titolare del Viminale Alfano ha poi convocato per oggi alle 20 il Comitato nazionale per l’Ordine e la Sicurezza ponendo all’ordine del giorno l’attuazione del piano di impiego del contingente di 4.800 militari per la vigilanza di siti e obiettivi sensibili.

Un no all’azione militare in Libia è arrivato anche dall’Unione europea. Catherine Ray, portavoce dell’Alto rappresentante per la politica Estera dell’Ue Federica Mogherini, ha detto che la soluzione militare non è quella che porterà alla conclusione del conflitto in corso in Libia: “L’Ue resta convinta che sia ancora necessario incoraggiare il dialogo politico fra le diverse parti libiche, spingendole a sedersi a un tavolo come sta cercando di fare il rappresentante speciale dell’Onu Bernardino Leon”, ha ribadito la portavoce. Mogherini incontrerà le autorità egiziane e americane questa settimana per discutere di una possibile azione comune in Libia, ma al momento ha scartato qualsiasi ruolo militare per l’Ue.