Libia, prevale la soluzione politica. L’Italia pronta a ruolo guida

giovedì, 19 febbraio 2015

Naufraga, per il momento, la possibilità del pugno duro per contrastare l’Isis in Libia. Nella riunione fiume del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, infatti, è prevalsa la linea occidentale di una soluzione politica della crisi che ha visto l’Italia in prima fila candidarsi per il ruolo guida dell’iniziativa.

“Siamo pronti a contribuire al monitoraggio di un cessate il fuoco e al mantenimento della pace, pronti a lavorare all’ addestramento delle forze armate in una cornice di integrazione delle milizie in un esercito regolare e per la riabilitazione delle infrastrutture”, ha detto al Consiglio di Sicurezza il Rappresentante Permanente italiano Sebastiano Cardi. Ma “il tempo non è infinito, e rischia di scadere presto, pregiudicando i fragili risultati raggiunti” dalla mediazione Onu sostenuta dall’Italia, ha affermato il ministro degli esteri Paolo Gentiloni.

La posizione italiana è stata ribadita anche dal ministro degli interni Angelino Alfano a Washington: “Noi siamo parte di una comunità internazionale e siamo pronti a fare la nostra parte”. Alfano ha anche parlato della minaccia di infiltrazioni con i barconi di immigrati. “Non c’è traccia reale di un nesso tra immigrazione e terrorismo. Ma non si può escludere nulla”, ha confermato nel corso di un vertice internazionale contro l’estremismo islamico, a cui partecipano oltre 60 Paesi. Durante i lavori, il presidente americano ha ribadito che “non c’è uno scontro di civiltà” e che i terroristi “non parlano a nome di un miliardo di musulmani”. “L’Occidente non è in guerra con l’Islam – ha detto Obama – I musulmani non sono terroristi. Ci sono leader religiosi che parlano chiaramente di un Islam tollerante e pacifico. La religione non è responsabile del terrorismo. Noi siamo in guerra contro la violenza dell’Is”.