“L’inondazione di pregiudizi razziali e di esclusione sociale”

lunedì, 05 ottobre 2015

Di Rossana Spartà- Come si reagisce nelle zone di confine al cambiamento che sta avvenendo in Europa in merito al fenomeno migranti e quali sono le preoccupazioni più grandi?
Cerchiamo di comprenderlo attraverso il lavoro del CLE, Comitato di cittadini Liberi ed Eguali, movimento spontaneo di protesta nato a Trieste nel 2008 per contrastare la decisione della giunta Roberto di Piazza di assegnare uno spazio pubblico a Mario Granbassi, ritenuto propagandista fascista.
Storia nuova per me che riesco ad approfondire con Claudio Venza, professore di Storia contemporanea presso il dipartimento di Storia di Trieste. Insieme ad Alfonso Botti, Claudio Venza dirige la rivista di Spagna contemporanea, fondata nel 1992 ed edita dall’istituto Salvemini di Torino, mentre con Giampiero Berti ha promosso la stesura del Dizionario biografico degli Anarchici Italiani che comprende circa duemila schede.
Tra le sue pubblicazioni principali: Umberto Tommasini, Il fabbro anarchico e Anarchia e potere nella Guerra Civile Spagnola.
Con vari saggi Venza si è dedicato alla storia del regime fascista e antifascista, in particolare all’antifascismo libertario.

Il Professore abbandona per un momento la Spagna contemporanea e la vittoria “sì e no” degli indipendentisti catalani per raccontarmi quello che sta accadendo alle porte di casa nostra, in quel di Muggia a Trieste, dove nella zona del Lazzaretto è stato deciso, dalla Prefettura, di allestire un campo profughi destinato all’accoglienza di coloro che in questi giorni stanno premendo ai confini dei vicini Balcani.

La decisione è stata accolta da numerose polemiche grazie soprattutto alla campagna razzista messa in atto da chi in questo momento, approfittando del nulla politico che ci circonda, trova terreno fertile nei timori della gente verso il diverso, l’immigrato, il rifugiato.

Il seme dell’odio e del razzismo quindi, silenziosamente, vengono riproposti in quella Trieste che già una volta nel lontano 18 settembre del 1938 ha vissuto, in una Piazza Unità d’Italia gremita, il discorso del Duce che di fatto revocava il diritto all’umanità della multietnia presente nei territori Italiani in nome di una razza italiana pura.

Ascolto questo pezzo di storia mentre un pugno allo stomaco mi riporta indietro nel tempo, ad un’altra storia, più datata: un episodio accaduto a mia nonna, istriana, fatta scendere da un autobus perché “parlava slavo”.

Difficile trattenere il nodo alla gola e soprattutto la rabbia verso chi, in questo momento, agevolato dal’assenza di una seria e diffusa visione politica a livello nazionale ed europeo, trova lo spazio per riproporre ideologie e dottrine malate che hanno già una volta scritto le pagine più buie della nostra storia.
Dove porterà tutto questo è difficile da immaginare, o forse è facile, ma è un facile che ci spaventa e che ci ostiniamo a non vedere: “c’è molto da fare per resistere a questa inondazione di pregiudizi razziali e di esclusione sociale” conclude Venza.