“Malaterra”, quando la musica diventa un docufilm

mercoledì, 14 ottobre 2015

Di Dimitri Buffa per Il Tempo – Da canzone a inchiesta tv e ritorno. «Malaterra» di Gigi D’Alessio è diventata così un docufilm, in onda su Rete4 alle 23,25 di mercoledì. E il docufilm aprirà in seguito tutte le date del tour…

Da canzone a inchiesta tv e ritorno. «Malaterra» di Gigi D’Alessio è diventata così un docufilm, in onda su Rete4 alle 23,25 di mercoledì. E il docufilm aprirà in seguito tutte le date del tour «Malaterra» dello stesso D’Alessio. In tv si vedrà un lavoro assai originale e interessante, diretto da Ambrogio Crespi e Sergio Rubino, e interpretato dallo stesso D’Alessio nell’inedita veste di giornalista sulle tematiche della Terra dei fuochi (con indimenticabili duetti con Sandro Ruotolo alla chitarra, tra cui una riedizione strumentale di «Knocking on heaven’s door» di Dylan). Ne sono venuti fuori circa 60 minuti di una specie di «on the road» del cantante napoletano che intervista tra gli altri don Patriciello che della dizione «terra dei fuochi» detiene il non invidiabile copyright.

Il docufilm diventa così la colonna visiva della canzone «Malaterra» e viceversa «Malaterra» è la colonna sonora del docufilm. Tanto che l’abbinamento sarà riproposto in tutte le date del tour di D’Alessio prima dell’esibizione del cantante a mo’ di gruppo di spalla. Prima la proiezione e poi il concerto, le cui date sono sul sito di D’Alessio: www.malaterra.it. Per quanto riguarda il docufilm, già presentato a Taormina nella sessantunesima edizione del festival, ciò che si vede è la storia di una terra che oltre a essere «mala» è stata martoriata dalla criminalità organizzata che in loco si chiama camorra.

Le cifre parlano da sole: poco meno di 1100 chilometri quadrati, due milioni e mezzo di abitanti per 57 comuni, 33 nella provincia di Napoli e 24 nella provincia di Caserta. Tale è la cosiddetta Terra dei fuochi, dove la camorra ha riversato e tuttora riversa rifiuti industriali, tossici, nucleari. Dando poi fuoco ai rifiuti in superficie. E questo provoca l’effetto, specie di notte, di continui fuochi accesi. Il risultato è che i tumori colpiscono senza guardare in faccia a nessuno. Aversa e Succivo, Caivano e Acerra e Giugliano sono nomi che fanno paura. Chi può se ne va, chi non può resta e respira, mangia veleni, s’ammala e muore. Nel docufilm si vedono le madri che piangono i figli morti e i figli che restano orfani. Ma, è il caso di don Patriciello, c’è pure chi non si arrende e non si rassegna. Tutto questo è il contenuto del docufilm di Crespi e Rubino e la vera notizia è che Gigi D’Alessio, nella versione di inviato speciale, se la cava meglio di molti protagonisti da talk show all’italiana. Quanto meno non fa domande compiacenti né cerca mai di sostituirsi all’intervistato: un’umiltà che molti giornalisti farebbero bene a imitare.