Marò, Tribunale del Mare di Amburgo: nessun processo in India, ma Girone non può tornare

lunedì, 24 agosto 2015

Di Redazione – Il verdetto del Tribunale Internazionale del Mare di Amburgo ha stabilito che Italia e India devono sospendere ogni procedura, questo è solo l’ultimo atto di una lunga vicenda giudiziaria che si trascina ormai da oltre tre anni, troppi.

Era il 19 febbraio 2012 quando i due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone furono consegnati alla giustizia indiana accusati dell’omicidio di due pescatori indiani su un peschereccio, in realtà per i Marò i due sembravano pirati al largo della costa del Kerala, nel sud dell’India.

Latorre, uno dei due accusati è in realtà rientrato in Italia lo scorso anno, colpito da un ictus in India, ha avuto il permesso di tornare in Italia per curarsi.

Rimane ancora trattenuto l’altro fuciliere Salvatore Girone.

I due marò erano in missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie, in acque a rischio di pirateria.

Qualche giorno dopo il fermo dei due militari italiani, il tribunale di Kollam dispose il loro trasferimento nel carcere ordinario di Trivandrum, da cui ne uscirono solo il 30 maggio quando l’Alta Corte del Kerala concede ai due fucilieri la libertà su cauzione di dieci milioni di rupie (143.000 euro) stabilendo l’obbligo di firma quotidiano che gli impedisce di allontanarsi dalla zona,  ai due fucilieri, viene inoltre ritirato il passaprto.

Nel dicembre del 2012,  il governo italiano ottiene dall’Alta Corte del Kerala un permesso di due settimane per i due militari italiani che consente loro di trascorrere le festività Natalizie in Italia con l’obbligo di tornare in India alla scadenza del permesso.

I due Marò tornano in Italia il 22 dicembre e vengono interrogati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo.

Nuovo rientro a fine di febbraio 2013, quando ai due fucilieri viene dato un permesso di 4 settimane in occasione delle elezioni politiche.

In questa occasione, la posizione del governo italiano è, inizialmente, quella di non rimandare i due fucilieri in India ma la Presidenza del Consiglio dei Ministri annuncia invece successivamente che i fucilieri sarebbero tornati nel Paese asiatico.

Il ministro degli esteri dell’epoca,  Giulio Terzi annuncia come conseguenza del rientro in India di Latorre e Girone, le proprie dimissioni irrevocabili in polemica con la decisione del governo di rimandare i marò in India.

Il 16 dicembre del 2014 arriva il no della Corte Suprema indiana alle istanze presentate dai marò, anche per quanto riguarda il possibile rientro in Italia di Girone. Dopo mesi di schermaglie politiche e diplomatiche, il governo italiano decide, il 26 giugno scorso, di fare ricorso all’arbitrato internazionale nel quadro della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

Sarà quindi compito dell’arbitrato internazionale all’Aja giudicare nel merito del caso, Italia e India per il momento devono sospendere le “procedure in corso” sul caso dei due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e “astenersi dal presentare misure che potrebbero aggravare la disputa” o pregiudicare qualsiasi decisione del tribunale di arbitrato che possa essere resa dopo.

Questa la decisione di questa mattina, presa dopo due mesi, dal Tribunale Internazionale del Diritto del Mare (Itlos), con 15 voti a favore contro 6, sulla vicenda dei fucilieri di Marina accusati in India dell’omicidio di due pescatori nello Stato indiano di Kerala nel febbraio 2012.

Non è una vittoria per l’Italia anche se è definitivo il fatto che non può essere l’India, ma ai due marò non è concessa la libertà in attesa del verdetto.