Maurizio Lupi si dimette. Renzi: “Scelta saggia”

venerdì, 20 marzo 2015

Alla fine Maurizio Lupi ha deciso di fare un passo indietro. Travolto dalle polemiche per le intercettazioni che lo vedono coinvolto, anche se non indagato, nello scandalo grandi opere, il ministro delle Infrastrutture ha annunciato le sue dimissioni.

L’annuncio è arrivato, al termine di una giornata di incontri con il governo, nel salotto di Porta a Porta, durante la registrazione del programma di Bruno Vespa poi andato in onda giovedì sera.

Per la successione, tra le ipotesi, c’è anche quella del presidente della commissione anticorruzione Raffaele Cantone.

Lupi alle 11 sarà alla Camera per riferire sulla vicenda, poi salirà al Colle per ufficializzare l’addio. In Aula non ci sarà, però, la Lega che ha molto criticato le dimissioni date in diretta tv.

Soddisfatto invece il premier Matteo Renzi che ha commentato: “La scelta di Maurizio è una scelta saggia, per sè, per Ncd, per il governo”.

Lupi, ospite da Vespa, ha detto che le dimissioni sono  “la decisione migliore anche perché siccome ho fatto insieme a Renzi una legge che si chiama Sblocca Italia non è possibile continuare il proprio mestiere”. “Credo che forse un mio gesto – che non vuol dire ritirarmi alla politica, perché non c’è bisogno di una poltrona per fare politica – questa mia decisione rafforzerà l’azione del governo”, ha spiegato il ministro.

“Renzi mi ha detto: “io non ti ho mai chiesto né chiederò le tue dimissioni perché non posso chiederle, dico che è una tua decisione”. Lo ripeto: né il segretario del Pd, né il presidente del Consiglio mi hanno chiesto le dimissioni”., ha poi aggiunto.

“Devo ringraziare anche il mio partito – ha insistito -. Tutto il mio partito mi ha detto che non devo dimettermi perché non c’è ragione”.

Infine un appello alla stampa e alla politica in generale: “Attaccate me ma lasciate stare mio figlio. Mio figlio è stato mandato dal politecnico di Milano a fare sei mesi di tesi e di stage a tremila dollari al mese e per sei mesi lavora presso uno studio di San Francisco”, ha detto. “Ma perché dovrei chiedere a Incalza di fare pressioni su Perotti per raccomandare mio figlio se avrei potuto chiamarlo direttamente?”.