Nel docufilm “Malaterra” non solo rifiuti che bruciano e veleni

giovedì, 10 settembre 2015

La Terra dei fuochi non è solo rifiuti che bruciano, terre inquinate e veleni. Tra le fiamme e il fumo nero che si condensa ci sono tanti aspetti positivi, terre incontaminate che danno buoni frutti. È il caso dei pomodori di Villa Literno, prodotto di eccellenza dell’agro aversano che viene esportato non solo in tutta la penisola ma anche all’estero. Questa realtà positiva della provincia di Caserta, da sempre nell’occhio del ciclone a causa dell’inquinamento legato alla questione Terra dei Fuochi, ha destato l’interesse di grandi aziende e non solo.

Non è un caso, quindi, che uno dei produttori di pomodori di Villa Literno sia presente all’interno del docufilm «Malaterra», realizzato da Ambrogio Crespi e Sergio Rubino con il contributo fondamentale di Gigi D’Alessio in versione di attore protagonista.

Il cantautore napoletano, che si è dimostrato molto sensibile alla questione Terra dei Fuochi, tanto da realizzare un concerto dinanzi alla Reggia di Caserta al fine di attirare l’attenzione sul problema dell’inquinamento in Campania, è entrato direttamente in contatto con la realtà liternese.
Le riprese del docufilm sono avvenute a Villa Literno, all’interno dell’azienda «Barricella» di Massimo Ucciero. Le telecamere hanno raccontato di una terra pulita, di tecniche di coltivazione all’avanguardia, in grado di produrre pomodori genuini che vengono poi trasformati anche in passate e altri prodotti. Frutti che vengono controllati ripetutamente grazie alle analisi dei produttori locali, ma anche delle aziende trasformatrici, prodotti che danno lavoro a decine di persone sia direttamente che attraverso l’indotto.

malaterra_locandinaTutto questo sarà rappresentato in una parte del docufilm «Malaterra», già presentato alla 61esima edizione Taorimina Film Fest. «Sono veramente felice di aver potuto contribuire a rappresentare in maniera concreta una realtà importante come quella dell’agricoltura liternese», dice Massimo Ucciero che dal giorno delle riprese è rimasto affascinato dall’amore che D’Alessio e la produzione hanno messo nella realizzazione del docufilm.

«Durante il lavoro di registrazione abbiamo parlato dell’eccellenza dei pomodori e della loro genuinità» sottolinea Ucciero. Grande importanza è stata data anche alla voglia di riscatto di una terra, marchiata forse troppo frettolosamente ma che invece può «presentare un territorio che in larga parte è totalmente estraneo alla presenza di agenti inquinanti» dice Ucciero.

La speranza è che grazie alle immagini del docufilm si possa spazzare via totalmente «il marchio di Terra dei Fuochi, un’etichetta che in alcune circostanze ci è costata cara in termini di produzione» sottolinea Ucciero.

Lo stesso D’Alessio è rimasto «favorevolmente impressionato dal nostro lavoro, tanto da mettere a disposizione la sua immagine per cercare di rilanciare il territorio della provincia di Caserta» afferma Ucciero che conclude: «Questo per noi produttori ha un grande valore, poiché l’immagine positiva rappresentata nel docufilm può essere molto preziosa». Da Il Mattino