Nove regioni insieme per difendere il nostro mare dalle trivelle

sabato, 19 settembre 2015

Un unico No alle trivelle da parte di nove regioni italiane. Alla Fiera del Levante di Bari, i presidenti dei consigli regionali di Puglia, Basilicata, Molise, Marche, Abruzzo, Calabria, Veneto, Sicilia e Sardegna hanno ribadito il proprio impegno per promuovere un referendum abrogativo della nuova normativa e fermare le trivellazioni sul mare Adriatico.

Ai Consigli regionali spetta il passo successivo, e nel corso della prossima settimana, dovranno approvare i quesiti per la consultazione popolare.

Il referendum contro le trivelle voluto da Michele Emiliano, presidente della regione Puglia e principale promotore della campagna “No-Triv”, mira ad abrogare l’articolo 35 del Decreto Sviluppo del governo Monti ed il 38 dello Sblocca Italia di Renzi, per ottenere maggiori controlli a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Michele Emiliano per fermare le trivelle sul mare Adriatico,  ha anche programmato per il prossimo 9 ottobre a Pescara un incontro con i governatori che hanno appoggiato il referendum per far nascere il Patto per il Mezzogiorno.

“È la prima volta che alcune Regioni si collegano per cercare una visione congiunta del proprio futuro – ha dichiarato il presidente Emiliano durante l’incontro alla Fiera del Levante – a Pescara cominceremo a dare un collegamento alle nostre politiche per affrontare al meglio il futuro che ci aspetta”. Obiettivo del movimento che sarà guidato dal governatore pugliese, quello di dialogare con il governo Renzi per dire no alle trivelle e chiedere l’abrogazione di tutte quelle norme che autorizzano le ricerche di idrocarburi. “Non è un atto di ostilità nei confronti del governo – ha commentato Emiliano – ma l’esercizio di una prerogativa costituzionale. Vogliamo fare in modo che l’indirizzo energetico del governo venga condiviso da tutti”.

Per poter proporre il referendum, tuttavia, i Consigli regionali hanno tempi molto stretti, infatti per avviare la consultazione in primavera sarà necessario deliberare la proposta per dire no alle trivelle entro la fine del mese.

Il 30 settembre, infatti, la richiesta di referendum firmata dai delegati regionali ed i quesiti referendari devono essere inviati alla Corte di Cassazione. L’articolo 35 che i governatori vorrebbero abrogare, in particolare, prevede la possibilità di effettuare operazioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare entro le 12 miglia; l’articolo 38 dello Sblocca Italia, invece, classificando questo genere di attività come urgenti e di pubblica utilità, consente semplificazioni burocratiche e procedure accelerate, sottraendo alle Regioni la possibilità di partecipare in modo significativo alle scelte dello Stato.

Nel corso degli ultimi mesi oltre 200 associazioni hanno sottoscritto e lanciato appelli alle Regioni per fermare le trivelle sul mare Adriatico. Ora non resta che aspettare la data del 30 settembre, nella speranza che i Consigli regionali riescano a deliberare la richiesta di referendum in tempo per fermare le trivellazioni tutelando il patrimonio ambientale della costa adriatica italiana.