Oregon: 10 i morti e 7 feriti il tragico bilancio. La rabbia di Obama

venerdì, 02 ottobre 2015

Dieci morti e sette feriti, è il bilancio “più accurato al momento” delle vittime della sparatoria avvenuta ieri durante una lezione sul parlare in pubblico in uno degli edifici della facoltà di scienze umane dell’Umpqua Community College, lo Snyder building, a Roseburg, nell’Oregon. E’ stato lo sceriffo della contea di Douglas, John Hanlin, a confermare il numero delle vittime in una conferenza stampa ieri pomeriggio (ora locale), dopo ore di notizie altalenanti, ma solo come «l’informazione migliore e più accurata che è possibile dare ora».

L’aggressore è stato identificato da fonti ufficiali citate da Cbs, Cnn, Nbc e New York Times: si tratta del 26enne Chris Harper-Mercer, che è stato ucciso da due poliziotti nello scontro a fuoco. Testimoni riferiscono che ha esploso decine di colpi in una classe, tra le urla degli studenti, ed è poi stato ucciso dalla polizia nell’atrio della scuola.

Secondo la Cnn, Chris Harper-Mercer aveva quattro pistole, che sono state recuperate sul posto. E stando al racconto di una testimone oculare il giovane a un certo punto, prima di sparare una raffica di colpi, ha ordinato agli studenti di alzarsi e dire di che religione fossero.

Il giovane, che secondo le forze dell’ordine, non era uno studente dell’istituto, aveva preannunciato la sua furia omicida il giorno prima, postando sui social network e su un blog le sue intenzioni e avvisando che era meglio non farsi vedere nei pressi del campus

A raccontarlo è stata Kortney Moore, 18 anni, che al giornale locale News Review ha spiegato che si trovava in classe quando un colpo di pistola è passato attraverso la finestra colpendo l’insegnante alla testa. Poi, racconta, l’aggressore è entrato e ha ordinato a tutti di mettersi a terra, chiedendo successivamente di alzarsi e dichiarare la propria religione, prima di cominciare a sparare. La studentessa Cassandra Welding ha detto alla Cnn di avere sentito fra 35 e 40 colpi. Tre dei feriti sono in condizioni critiche in ospedale.

Nell’aula 15 dell’edificio dove ci sono stati i primi spari si trovavano circa venti persone. “E’ apparso come un giovane arrabbiato, pieno di odio”, ha testimoniato un agente, dopo aver raccolto le prime testimonianze, i feriti, alcuni dei quali in condizioni critiche, sono stati ricoverati al Mercy Medical Center di Roseburg. Ieri era il quarto giorno di lezione dalla ripresa dell’anno accademico

Si tratta della sparatoria con più vittime avvenuta quest’anno dalla tragedia di Charleston in South Carolina, dove il 21enne Dylan Roof aprì il fuoco in una chiesa metodista durante la messa, uccidendo nove persone. Stando al sito Mass Shooting Tracker, senza contare quella di ieri in Oregon, da gennaio 2015 sono 293 le `mass shooting´ avvenute negli Stati Uniti. Per `mass shooting´ il sito intende le sparatorie in cui ci siano almeno quattro vittime. Nella notte centinaia di persone hanno partecipato a una veglia per le vittime di Roseburg.

Un massacro, l’ennesimo, che lascia l’America sgomenta e provoca la rabbia e lo sconcerto di Barack Obama. In un messaggio alla nazione, il presidente statunitense chiede con forza una riforma della legge per la vendita di armi da fuoco, per evitare che episodi del genere diventino routine.

Le attuali leggi sulla vendita di armi non sono sufficientemente sicure.

È urgente intervenire, ribadisce Obama: “Quando gli americani rimangono uccisi in alluvioni e uragani, noi lavoriamo per rendere le nostre comunità più sicure. Quando gli americani rimangono uccisi nelle miniere – sottolinea -, lavoriamo per rendere le miniere più sicure. Noi abbiamo un Congresso che addirittura blocca la raccolta di dati su come potremmo potenzialmente ridurre le morti derivanti da armi da fuoco. Negli Usa c’è più o meno un’arma ogni uomo, donna e bambino”, la triste realtà.

Per Obama l’idea che la costituzione vieti “anche una modesta regolamentazione” di come vengono usate armi mortali è senza senso. Il Presidente degli Stati Uniti sottolinea che si tratta di una scelta politica. Leggi per prevenire le stragi da arma da fuoco sono state approvate anche «in Gran Bretagna e Australia