Reportage: i nostri confini orientali, tranquilli e abbandonati

lunedì, 21 settembre 2015

Di Rossana Spartà – Quello che sta accadendo alle porte di “casa nostra” è cronaca di una crisi annunciata. I segnali è da tempo che ci sono, ma sono stati ignorati da una politica europea ignorante e incapace.
La stessa politica che ora annaspa in cerca di soluzioni miracolose.
Ai confini con la Slovenia, dal centro di Trieste, sono dieci minuti. Lo si attraversa senza un problema. Senza un controllo. Come sempre, come se nulla fosse. C’è calma, tanta calma per essere il sabato sera di un settembre ancora caldo: poche le automobili che si incrociano e pochissima gente in giro. Le strade deserte come lo sono solitamente la sera del primo giorno dell’anno.
Più avanti il confine tra Slovenia e Croazia, Dragogna, quel confine che ho visto nascere nel 1991 a seguito del dissolvimento della Jugoslavia.
Qui i poliziotti sloveni ci sono e controllano.
Al confine croato non c’è nessuno.

Una calma e un silenzio che stridono con quanto sta accadendo all’altro confine, a Obrežje, dove la Croazia in maniera ineccepibile sta aiutando e rifocillando questi profughi così “scomodi e ingombranti”.
Quiete che precede tempesta. Deserti e avvolti dal silenzio gli ex valichi di Ankarano, Zolla e Chiampore, quest’ultimo sopra
Muggia dove da qualche giorno è stato allestito uno dei campi profughi, tra critiche inutili e polemiche sterili.
Pregate Dio che vengano creati questi campi profughi ovunque, perché solo con questi la situazione potrà essere più dignitosa e sicura per tutti.
Si narra di una cifra esorbitante di profughi pronti a partire, un esodo di proporzioni bibliche. A Trieste la situazione è ancora vivibilissima, anche se a qualcuno piace far credere il contrario. Vero è che non sappiamo quanto durerà: qui appunto le porte sono completamente aperte e siamo consapevoli che è praticamente impossibile riuscire a ripristinare tutti i confini.
Questa è un’emergenza che necessita di soluzioni rapide ed intelligenti e di interventi chirurgici: si calcola che su ogni cento esseri umani che arrivano, due sono potenzialmente pericolosi e impossibili da individuare.

Questa emergenza non deve diventare occasione per destabilizzare i già fragili equilibri dei Balcani.
Tutti ad abbaiarsi addosso come cani, mentre l’Europa sta subendo il più grande mutamento della storia.
Ne vedremo delle belle: che così belle non saranno