Riforme: approvato il Ddl Boschi in Senato. Cosa cambia

Palazzo Madama

mercoledì, 14 ottobre 2015

Il Senato ha approvato la riforma costituzionale che, secondo quanto previsto, tornerà alla Camera per concludere il primo passaggio, secondo quanto previsto dall’articolo 138 della nostra Costituzione. Nessuna sorpresa con 179 sì (PD, verdiniani, tre senatrici vicine a Tosi oltre ai dissidenti di Forza Italia, Riccardo Villari e Bernabò Bocca), 17 NO e 7 astenuti.

A pochi minuti dal voto è arrivata la dichiarazione di Matteo Renzi attraverso il suo profilo Twitter”Grazie a chi continua a inseguire il sogno di un’Italia più semplice e più forte: le riforme servono a questo #lavoltabuona”. Lo scrive il premier Matteo Renzi su Twitter.

Tra le proteste e gli applausi è intervenuto, durante la dichiarazione di voto sul ddl, il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Non mi avete notato al mio banco perchè ho ritenuto più appropriato il non intervenire, dopo aver dato contributo in commissione, a aspro scontro politico in assemblea su temi tra i più delicati”. NNapolitano ha inoltre sottolineato che: “Dobbiamo dare risposte nuove a situazioni stringenti e bisognerà dare attenzione a tutte le preoccupazioni espresse in queste settimane in materia di legislazione elettorale e diritti costituzionali”. E ha aggiunto: “Mettere in piedi il nuovo Senato sarà compito di tutti”. M5S e Fi hanno protestato prima dell’intervento di Napolitano applaudito dal Pd.

La decisione è stata presa dopo la riunione che i parlamentari azzurri hanno avuto con Silvio Berlusconi in Senato. Alcuni partecipanti hanno spiegato che “qualora ci fosse un accordo con le altre opposizioni Fi sarebbe disponibile anche a uscire dall’aula”. “Oggi si compie il primo passo di un percorso pericoloso perché il combinato disposto di questo Senato, e quindi una sola Camera che legifera con un solo partito che può prendere il comando, ci porta dritti verso una non democrazia”. Così Silvio Berlusconi lasciando palazzo Madama dopo aver incontrato i parlamentari. Alla domanda su come fosse andato l’incontro l’ex Cav ha risposto: “Tutto bene salvo che per Italia siamo in una grave emergenza democratica e lo sapete”.

 “Ironia della sorte. Stamattina, mentre al Senato si sta votando la nuova legge costituzionale che darà l’immunità parlamentare ai membri dei consigli regionali, la guardia di finanza arresta il vice presidente della Regione Lombardia e consigliere regionale Mario Mantovani. Se la riforma di Renzi fosse già in vigore, questo signore – sicuramente membro del futuro Senato – si sarebbe salvato dalla galera”. Lo scrive su Facebook il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S) in merito alla riforma costituzionale. Il M5S ha fortemente contestato la riforma.

Sel “non parteciperà al voto”. E’ stata la scelta di Sel comunicata dalla capogruppo, Loredana De Petris, in sede di dichiarazioni di voto sul ddl Boschi. “Questa riforma darà più potere al potere, e meno ai cittadini – ha spiegato – Si creerà un governo del premier e il Senato sarà un dopolavoro per i sindaci e i consiglieri comunali. Non è lo spirito costituente dei De Gasperi e dei Calamandrei, ma dei Renzi e dei Verdini”.

“Usciremo dall’aula subito dopo la nostra dichiarazione di voto coerentemente con quanto detto fin dall’inizio. Queste riforme sono vergognose e sono il frutto di un asse malefico tra Renzi e Verdini. Noi siamo fatti di un’altra pasta”. Lo aveva dichiarato prima del voto il presidente dei senatori leghisti Gian Marco Centinaio.

Ma cosa cambia effettivamente con la riforma?

In primis i senatori passeranno dagli attuali 315 a 100. Di questi, ventuno saranno costituiti dai sindaci delle grandi città, mentre 74 saranno consiglieri regionali, tutti scelti dai cittadini in occasione delle elezioni. I restanti cinque componenti verranno nominati dal Presidente della Repubblica e potranno restare in carica per sette anni.

Un altro aspetto importante è quello costituito dal nuovo ruolo della Camera: infatti, dopo la trasformazione del Senato, la Camera dei Deputati rappresenterà l’unica assemblea chiamata a votare la fiducia al governo. All’interno dell’altra aula parlamentare non cambierà nulla: rimarranno i 630 deputati, eletti a suffragio universale.

I nuovi senatori potranno godere della stessa immunità parlamentare dei deputati: non potranno, pertanto, essere soggetti ad arresto o sottoposti ad intercettazione, senza che il Senato autorizzi il procedimento.

I cento senatori parteciperanno all’elezione del Presidente della Repubblica, unitamente ai deputati: inoltre, provvederanno a scegliere due dei quindici giudici che comporranno la Consulta.

La nuova riforma del Senato prevede, l’abrogazione del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) presente nella Carta Costituzionale sin dal 1948, oltre alla cancellazione delle province dalla Costituzione stessa: quest’ultimo rappresenta un atto necessario per procedere all’abrogazione definitiva.

Per quanto riguarda il ruolo legislativo, il nuovo Senato avrà competenza piena solo in merito alle leggi costituzionali e alle riforme costituzionali. Verrà concessa la facoltà di chiedere alla Camera la modifica riguardante le leggi ordinarie, ma non vi sarà alcun vincolo di obbligatorietà, da parte di Montecitorio, di dar seguito a tale richiesta. Nel caso di leggi che si riferiscano al rapporto tra lo Stato e le Regioni, la Camera dei Deputati potrà respingere le richieste del nuovo Senato, ma servirà la maggioranza assoluta.