Riforme: oggi in aula il Ddl Boschi. Insorgono le opposizioni

giovedì, 17 settembre 2015

“Io non sono per nulla in ansia, non sono preoccupata per i numeri. Se avessimo avuto paura avremmo cercato di fare melina, invece di chiedere una accelerazione sui tempi per andare direttamente in aula“. mostra sicurezza il ministro per le riforme Maria Elena Boschi, e così la riforma costituzionale nelle prossime ore arriverà nell’Aula del Senato, così ha deciso a maggioranza la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.

Il ministro torna così a parlare della riforma del Senato. Il presidente Grasso? “Ha detto che ci farà sapere solo in Aula. Bene, adesso siamo in Aula, lo aspettiamo”.

“Se Camera e Senato hanno già votato un testo – spiega il ministro -, nessuno può rimetterlo in discussione. È la tesi della Finocchiaro, dei costituzionalisti, delle consuetudini. È un principio che vale da sempre. Se lo superi vale per tutti gli altri articoli e vorrebbe dire riaprire tutto il provvedimento”. Boschi spiega anche il perchè dell’urgenza di andare in aula anche senza un accordo: “abbiamo l’esigenza di rispettare la data del 15 ottobre, perchè poi dobbiamo presentare la legge di Stabilità. L’Europa ci riconosce spazi finanziari di flessibilità se in cambio facciamo le riforme. La sola clausola delle riforme vale qualcosa come otto miliardi da spendere”.

Una riflessione poi il ministro la fa sul suo partito: sulla riforma, dice Boschi, “mi piacerebbe che ci fosse anche il Pd tutto unito e spero in una soluzione che tenga tutti assieme, magari con un pezzo delle opposizioni“. Se sono buoni anche i voti di Verdini, Tosi e Berlusconi? “Sì. Se chi le ha votate le rivotasse, la riforma avrebbe più valore”.

Il leghista Roberto Calderoli ieri ha annunciato “il ritiro dei 500 mila emendamenti tranne 10, chiedendo la convocazione di un comitato ristretto per trovare l’intesa. Ipotesi respinta al mittente da Luigi Zanda: «Il ritiro degli emendamenti è solo una manovra politica, come lo è stata la presentazione: manovra prima, manovra ora», ha commentato il capogruppo del Pd a Palazzo Madama.

Forza Italia si è appellata al Presidente della Repubblica. “È normale – ha chiesto il senatore Mandelli rivolgendosi al presidente del Senato – che un testo così importante è delicato arrivi in Aula senza il passaggio in Commissione, senza relatore, con un iter a tappe forzate e con una scadenza come quella di un genere alimentare? Noi non crediamo che sia normale”.

Durissimo anche il M5S sia in aula che fuori. Mentre il capogruppo Castaldi esordiva con un “Fate schifo, siete una vergogna», accusando la presidenza del Senato e la maggioranza di aver pre-ordinato il risultato dei capigruppo, Paola Taverna pubblicava un duro stornello in romanesco destinato a scatenare polemiche: «Come avvoltoi sulle carogne, compaiono sul Parlamento ormai defunto coloro che nascosti nelle fogne oggi siedono a votar punto su punto”.

Per Palazzo Chigi: “L’importante è che ci sia la maggioranza, non è detto che serva quella assoluta”, spiegano dal gruppo Pd del Senato, fidando sull’abbassamento del quorum dovuto alle assenze in aula. Il fronte centrista sembra meno caldo di qualche giorno fa.

Nonostante le defezioni più o meno annunciate dei vari Augello, Azzollini, Colucci, Formigoni e Giovanardi, il leader di Ncd, Angelino Alfano, assicura: “Sulla riforma del Senato sono pronto a scommettere ancora una volta sull’unità del nostro partito e del nostro gruppo parlamentare”.

Ma la partita con la minoranza dem, è rimandata alla direzione del partito convocata per lunedì, con Bersani che chiede “margini di discussione in Parlamento”.