Roma: adolescenti in fuga da volontariato e politica

mercoledì, 14 ottobre 2015

Sale il disinteresse dei giovani abitanti di roma nei confronti di politica e di impegno sociale, sono pochi, davvero pochi i ragazzi romani che si impegnano nel volontariato, solo il 5,24% e ancor meno coloro che si occupano di politica (1,27%).

“Capitale adolescenti. La sfida del passaggio all’età adulta in una società complessa” è la ricerca promossa dai Salesiani di Roma in collaborazione con l’Istituto Toniolo (nell’ambito del “Rapporto Giovani” sostenuto da Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo), l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l’Università Pontificia Salesiana.

la ricerca sviluppata su un bacino di 700 adolescenti iscritti ai primi tre anni di licei (21,7%), istituti tecnici e professionali della capitale (52%) e centri di formazione professionale (26%), italiani (84%) e stranieri, maschi e femmine (28%). E’ interessante notare come i ragazzi si dicano generalmente soddisfatti della loro vita, ed a scuola, ci vanno “abbastanza” volentieri (2.33 su 4).

Dalla ricerca emergono i dati di una città in cui i giovani hanno delle priorità:amicizia, amore, tempo libero, lavoro, salute e autorealizzazione: ma  politica e volontariato sono relegate a un ruolo marginale infatti ad esempio solo il 3,12% frequenta gli scout, l’8,6% l’oratorio)

L’immagine che la ricerca ci consegna, è di adolescenti che hanno abbandonato, o sentono distante, la società istituzionale, la politica e chi si mobilita per i problemi sociali, che pure, in una realtà complessa come quella di Roma, sono ben visibili, tanto che è teoricamente difficile ignorarli

Al contrario, sopportano l’adempimento sociale: accettano senza troppi problemi di fare quello che viene richiesto loro, sapendo che così otterranno sicurezza affettiva, benessere e, domani, un lavoro.

Marta Elena, docente di psicologia Sociale e di comunità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e tra le curatrici del Rapporto Giovani dell’istituto Toniolo, commenta: “I dati mostrano luci ed ombre della generazione degli adolescenti: se da una parte, i ragazzi sono portatori dei medesimi valori della generazione dei loro padri e delle loro madri (amore, amicizia, lavoro) e “affamati di relazioni”, dall’altra parte mostrano un maggior ripiegamento sul familiare e sull’intimismo. Ne consegue una crescente vulnerabilità derivante dal restringimento del network sociale-relazionale e dalla necessità di essere performativi. Per far fronte a questa sfida educativa il mondo adulto non può che assumersi la responsabilità di essere generativo in senso pieno, ricostruendo un’alleanza tramite la quale  genitori, insegnanti, educatori, rappresentanti del mondo sociale e istituzionale  possano accompagnare i ragazzi nella transizione all’età adulta offrendo lori valori in cui credere, aiutandoli a sviluppare un’identità personale e sociale solida, ricomponendo la scissione tra sociale e familiare, riconoscendo l’importanza dell’impegno civico, in altre parole, offrendo loro  la speranza di una vita degna di essere vissuta”.