Roma: Il dopo Marino, formalità e totonomi

venerdì, 09 ottobre 2015

All’indomani delle dimissioni da sindaco di Roma Ignazio Marino è arrivato in Campidoglio entrando da un ingresso secondario, lasciando poi lasciato il Palazzo Senatorio e, attraversando a piedi la piazza del Campidoglio, ha raggiunto la Sala Rossa. ”Sto molto bene e sto andando a celebrare un matrimonio”, si è limitato a dire ai giornalisti. ”Buon lavoro”, ha poi aggiunto.

Le dimissioni di Marino sono state protocollate ha detto il vicesindaco di Roma, Marco Causi, rispondendo a una domanda dei giornalisti fuori dal Palazzo Senatorio.

Scatta quindi l’iter dei 20 giorni, al termine dei quali le dimissioni saranno effettive.

Trascorsi i 20 giorni senza ritiro delle dimissioni, si passerà all’amministrazione straordinaria del comune di Roma attraverso la nomina di un commissario prefettizio .

La procedura prevede un decreto di scioglimento del consiglio comunale adottato dal presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno, nel quale contestualmente si nomina il commissario. Tutto ciò avviene a conclusione della procedura avviata dal prefetto competente per territorio, in questo caso Franco Gabrielli.

Nelle more tra l’avvio della procedura e l’emanazione del decreto, Gabrielli, per motivi di grave e urgente necessità (ed a Roma ci sono anche per l’imminente apertura, l’8 dicembre, dell’anno giubilare), può sospendere per un periodo non superiore a 90 giorni il consiglio comunale e nominare un primo commissario per l’amministrazione provvisoria della Capitale.

Una volta emanato il decreto presidenziale, il commissario amministrerà Roma fino all’insediamento del nuovo consiglio comunale e del nuovo sindaco, il che potrebbe avvenire nella prossima primavera del 2016. La legge prevede infatti che i cittadini tornino alle urne al primo turno elettorale utile e a maggio del prossimo anno è in programma una tornata amministrativa

Come ovvio, è già cominciato il dopo Marino e il toto nomi.

Su Facebook è intervenuta anche Roberta Lombardi, deputata M5S romana. “Se abbiamo un nome forte? Ricordo che fino ad ora avere un nome forte da candidare non è andato a vantaggio dei cittadini romani. Preferiamo avere un metodo – ha rimarcato – Lo stesso che ha selezionato me, Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio. La nostra coerenza è la garanzia per i cittadini romani. Quello che diciamo facciamo. Metteteci alla prova”.

E all’ennesimo invito della base a scendere in campo, Di Battista si è però smarcato: “Non ho intenzione di candidarmi”. “Non ho intenzione di candidarmi – spiega – vi chiedo di rispettare la mia scelta e soprattutto le regole del M5S, regole che se deroghi una volta deroghi sempre. E diventi il Pd senza nemmeno rendertene conto. Pensateci e votate un programma, non un nome”.

Nel frattempo il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo ad Agorà su Rai3, ha spiegato che “la Lega correrà per la prima volta a sindaco di Roma. Marino ormai era una macchietta. Il problema non è solo Roma, ma anche Milano, Bologna, Napoli. Il problema sono il Pd e i suoi amministratori locali. Io con Marchini non ho mai parlato. La Meloni mi piacerebbe se si candidasse, ma non esiste una sola candidatura”.

Poi, a margine della presentazione della scuola di Formazione Politica organizzata da Lega e Noi Con Salvini, ha precisato: “Meloni candidata sindaco a Roma? A me piacerebbe qualcuno che ama la Capitale, al di sopra di tutto e di tutti. Non faccio nomi e non faccio sigle. Niente alchimie o marmellate. La Lega c’è e ci sarà anche a Roma, magari con un suo candidato, perché no”. Quindi ha aggiunto: “Marino ha ancora 20 giorni per ritirare le dimissioni? Sarebbe una follia, vado io in ufficio con lo scotch e lo porto via di peso”.