Roma: Marino sempre più solo, quattro assessori dimissionari

giovedì, 08 ottobre 2015

Il vicesindaco di Roma, Marco Causi, e gli assessore Stefano Esposito Alfonso Sabella e Luigina Di Liegro, hanno annunciato le loro dimissioni nel corso di una riunione in Campidoglio con il sindaco Ignazio Marino. La giunta sembra così abbandonare definitivamente il primo cittadino, al centro della bufera da giorni per il caso delle spese contestate. “Non ci sono le condizioni per proseguire”, avevano detto gli assessori poco prima di lasciare l’incarico.

Ma le dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino, che stamattina sembravano completamente scontate dopo gli ultimi colpi di scena scoppiata a causa del caso delle spese di rappresentanza, sembrano per ora non essere così imminenti.

Il primo cittadino ormai da ore resiste con i suoi fedelissimi nelle stanze del Campidoglio e, a quanto si apprende, a questo punto della giornata, Marino sembra intenzionato a non cedere alle pressioni dell’opinione pubblica e di Palazzo Chigi.

I quattro assessori che gli avevano garantito il rimpasto di giunta questa estate hanno tutti manifestato la propria volontà di non proseguire nell’esperienza di Giunta, e anche tra i consiglieri del Pd c’è una netta spaccatura tra chi ancora vorrebbe Marino in sella e chi auspica che il sindaco faccia un passo indietro.

È intanto terminata da poco la riunione tra gli assessori e il vicesindaco in quota Pd con il commissario romano Matteo Orfini. A quanto si apprende, il vicesindaco Marco Causi insieme ad Alfonso Sabella si stanno recando in Campidoglio per comunicare a Ignazio Marino la richiesta di dimissioni da primo cittadino di Roma.

Tra le ipotesi che circolano, le più concrete, a fronte di un rifiuto ribadito del sindaco a dimettersi sono due, e potrebbero verificarsi sin da domani: l’approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio oppure dimissioni in massa dei consiglieri. A norma del Testo unico degli Enti locali, infatti, “il sindaco e le rispettive Giunte – recita l’articolo 52 – cessano dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio. La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati, senza computare a tal fine il sindaco, e viene messa in discussione non prima di 10 giorni e non oltre 30 la sua presentazione. Se la mozione viene approvata si procede allo scioglimento del Consiglio e alla nomina di un commissario ai sensi dell’articolo 141”.

Per quando riguarda le dimissioni in massa, il consiglio comunale potrebbe essere sciolto per “cessazione dalla carica per dimissioni contestuali, ovvero rese anche con atti separati purché contemporaneamente presentati al protocollo dell’ente, della metà più uno dei membri assegnati, non computando a tal fine il sindaco”. Quindi in totale si devono dimettere contemporaneamente 25 consiglieri. Queste due ipotesi aprirebbero la strada a nuove elezioni, probabilmente entro maggio. Le eventuali dimissioni di Ignazio Marino aprirebbero, invece, uno scenario diverso. Potrebbe subentrare un commissario, soprattutto in vista delle scadenze del Giubileo, che accompagnerebbe l’amministrazione almeno fino alla fine del grande evento.