Roma “porto franco per gli appalti”.Gabrielli: rivedere 5% alle Coop

mercoledì, 16 settembre 2015

Nel dossier pubblicato oggi dal un quotidiano nazionale, sono contenute le conclusioni della relazione dell’Autorità nazionale anticorruzione sugli appalti a Roma, il rapporto consegnato lo scorso 7 agosto al presidente Raffaele Cantone,  sono state inviate al sindaco Marino e al prefetto Gabrielli, perché valutino le iniziative di rispettiva competenza, alla Procura della Repubblica (Direzione distrettuale antimafia) e alla Procura della Corte dei conti per gli eventuali, ulteriori accertamenti che vorranno svolgere.

Dalle conclusioni, emerge che a Roma tra il 2011 e il 2014 durante le amministrazioni Alemanno e Marino, negli appalti si è fatto un “massiccio e indiscriminato ricorso a procedura non a evidenza pubblica in grado di assorbire di fatto, in termini quantitativi, quasi il 90 per cento delle procedure espletate”, per un valore complessivo pari al 43 per cento degli appalti affidati.

Secondo l’Anac “la prassi rilevata ha una genesi lontana nel tempo e rappresenta in molti casi più un lucido escamotage che ha orientato l’attività contrattuale degli uffici verso un percorso semplificato foriero, come confermato dai recenti fatti di cronaca, di distorsioni anche di carattere corruttivo piuttosto che dalle condizioni di straordinarietà che hanno caratterizzato l’attività politico-amministrativa di Roma Capitale negli ultimi anni”, questa la relazione dell’Anticorruzione con cui si descrive il sistema di assegnazione dei lavori a Roma come un “‘porto franco’ scevro dal rispetto delle regole e funzionale esclusivamente al raggiungimento di obiettivi estranei agli interessi della collettività”.

Per quanto riguarda la gestione Alemanno, che in due anni e mezzo ha speso più di cinque miliardi di euro, la relazione si limita a illustrare il dato del forte ricorso alle procedure negoziate: quasi due miliardi, il 36 per cento del totale, senza che vengano fornite giustificazioni.

Per quanto riguarda la giunta Marino invece (1 miliardo e 364 milioni in un anno e mezzo) le procedure negoziate sono salite all’87 per cento del totale, anche se per un importo complessivo dimezzato o poco più.

Franco Gabrielli, in una nota che commenta la relazione afferma:  “Il tema del 5% per le Coop, che qualcuno ha definito ‘riserva di caccia’, è da rivedere: nasce da una buona intenzione” ma per come è stato usato “è criminogeno e produce il frazionamento degli appalti”aggiungendo: “l’ho apprezzata e non si discosta molto dalla nostra analisi”.