Scontro “Stato-Chiesa” su questione immigrazione

venerdì, 14 agosto 2015

Di Redazione – Cronaca di uno scontro annunciato. Era inevitabile che Stato e Chiesa si trovassero prima o poi a scontrarsi sul tema immigrazione, anche se sarebbe stato auspicabile avere al posto di uno scontro, l’incontro.
Il nostro è un Paese che sta vivendo vere e proprie emergenze sociali che oltre a preghiere e buoni propositi avrebbero avuto necessità di interventi immediati e mirati già dal loro primo manifestarsi.

Ora preti e “laici” evidentemente prendono consapevolezza delle loro mancanze perdendosi nell’antico gioco le tue sono peggio delle mie.
Da una parte la Chiesa che impartisce sermoni al mondo senza avere il coraggio di fare il Mea Culpa e iniziare una volta per tutte un fondamentale grandissimo percorso di umiltà, carità e amore. Dall’altra uno Stato che cerca di ricostruirsi l’immagine perduta ma ahimè sempre con gli stessi sarti e il risultato lo abbiamo sotto gli occhi ogni giorno.

In mezzo i poveri cristi.

Lo stop a Mare Nostrum ha dato come esito il 30% di morti in più. Serve una nuova politica europea delle migrazioni. Serve qualcuno che abbia il coraggio e la forza per esigerla.
Papa Benedetto XVI, troppo discusso e troppo poco compreso, lo disse chiaramente: “prima ancora del diritto ad emigrare va riaffermato il diritto a non emigrare, ovvero ad essere in condizione di rimanere nella propria terra”. Ma di questo nessuno si occupa, ne si preoccupa. Si lascia crescere il numero di profughi, rifugiati e clandestini in un Paese che non ha più nulla da offrire, se non la rabbia di chi in questo Paese è nato e sta perdendo tutto.

Ci vorrebbe il coraggio per una rivoluzione spirituale, culturale, politica e sociale. Ma senza veri “rivoluzionari” non ci sarà alcuna evoluzione.
Con buona pace per tutti