Scoperta la casa più antica di Roma

giovedì, 10 settembre 2015

Una scoperta sensazionale nel centro di Roma, a svelarla sono stati i lavori di ristrutturazione decisi dal gruppo Cassa Depositi e Prestiti che sta restaurando l’edificio (vincolato dal 1991) per destinarlo con ogni probabilità ad uffici, comunque a una destinazione di tipo privato.

La scoperta risale a poche settimane fa e si deve agli scavi seguiti dalla soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’Area archeologica di Roma all’interno di palazzo Canevari, ex Istituto Geologico, oggi di proprietà di Cdp Immobiliare srl (il gruppo Cassa Depositi e Prestiti), in largo di Santa Susanna, all’inizio di via Bissolati, a pochi metri dal Quirinale e da via Veneto.Roma, nel VI secolo avanti Cristo, e quindi si scopre che negli anni del re Servio Tullio, Roma era più ampia e ben più urbanizzata di quanto si sia creduto fino a oggi.

L’area del Quirinale, che si pensava occupata solo da necropoli o da edifici sacri, in realtà ospitava già abitazioni ben strutturate e ricche di arredi domestici.

Il sovrintendente Francesco Prosperetti assicura che gli scavi non verranno reinterrati, ma anzi saranno visibili al pubblico: “Stiamo già valutando delle proposte progettuali per una musealizzazione dell’edificio, sarà organizzata una fruizione compatibile con la destinazione d’uso del palazzo”.

I reperti diventano ancora più preziosi, ha sottolineato ieri Prosperetti, pensando che l’area del Quirinale dopo l’Unità d’Italia fu sottoposta a una poderosa urbanizzazione che spazzò via molti reperti arcaici, Roma, nel VI secolo avanti Cristo, quindi negli anni del re Servio Tullio, era più ampia e ben più urbanizzata di quanto abbiamo creduto fino a oggi.

Gli scavi hanno svelato una casa della prima metà del VI secolo e usata fino alla seconda metà: una pianta rettangolare, due ambienti , uno zoccolo di blocchi di tufo con un ingresso, probabilmente preceduto da un portico, che si apre sui lati lunghi. E qui sorgevano muri rivestiti di intonaco di argilla coperti da un tetto di tegole.

Vista la posizione elevata, tutto lascia pensare a una famiglia ricca, di rango, forse legata alla cura dell’area sacra vicina (il custode, probabilmente) dove poi nel V secolo avanti Cristo sarebbe sorto l’immenso tempio già emerso negli anni scorsi (resta ignota la divinità alla quale era dedicato perché manca materiale cultuale e decorativo).

La “casa dei re”, così è stata ribattezzata dagli archeologi impegnati sotto la guida di Mirella Serlorenzi, poteva avere una dimensione di tre metri e mezzo per dieci di pianta con un’altezza di circa tre metri.

Lo stato di conservazione della casa è ritenuto straordinario. La loro insolita qualità si deve a una serie di circostanze storico-urbanistiche: l’area apparteneva, fino al 1873, al convento dei Carmelitani. Poi arrivò l’esproprio «per pubblica utilità» e la trasformazione dell’edificio nell’Istituto Geologico, realizzato da Raffaele Canevari (autore di gran parte dei «muraglioni» che ora arginano il Tevere nell’area del centro storico). Ma l’area archeologica rimase fortunatamente intatta.