Siria: Ban Ki-moon, monito all’Onu “4 anni di paralisi diplomatica”

lunedì, 28 settembre 2015

“La paralisi diplomatica” del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che va avanti da 4 anni, ha fatto sì che la crisi in Siria diventasse “fuori controllo”: È l’affondo del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, nel suo intervento alla 70esima Assemblea Generale dell’Onu. Ban ha puntato il dito contro “cinque Paesi in particolare” che “tengono la chiave” di una possibile soluzione: Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita, Iran e Turchia.

“Voglio essere chiaro, non c’e’ soluzione militare a questo conflitto”. E’ quanto ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki moon, nel suo intervento di apertura della 70esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu, “Fino a quando le parti non faranno compromessi tra loro, è inutile aspettarsi cambiamenti sul terreno”, ha aggiunto

Ed ha aggiunt che nell’affrontare la crisi dei rifugiati “non dobbiamo costruire muri”, Ban ha detto che in tutto il mondo assistiamo ad un movimento di rifugiati “senza precedenti”.  “Almeno 60 milioni di persone sono state costretta a lasciare le loro case e i loro Paesi”, ha aggiunto, sottolineando che l’Onu ha chiesto per quest’anno ai Paesi membri 20 miliardi di dollari per le operazioni di assistenza umanitaria, una cifra sei volte superiore di quella di 10 anni fa.

“Prima di tutto dobbiamo guardare alle cause alla radice nei paesi di origine”, ha detto Ban congratulandosi con i Paesi europei che stanno garantendo il diritto di asilo, ma sottolineando anche che l’Ue deve fare di più e che tutti i Paesi devono prendersi le proprie responsabilità.

Il segretario generale ha quindi ribadito il problema del sottofinanziamento delle agenzie umanitarie dell’Onu, che continuano a sfidare condizioni difficili per raggiungere le persone bisognose.

Secondo Ban, il sistema umanitario globale non è guasto, è senza soldi: non riceviamo denaro a sufficienza per salvare abbastanza vite umane, ha avvertito, ribadendo che solo un terzo dei fondi richiesti per la Siria e la metà di quelli chiesti per l’Iraq e lo Yemen sono stati finanziati.