Standard & Poor’s: Italia fuori dalla recessione, ma ripresa lenta

mercoledì, 23 settembre 2015

Standard & Poor’s sono stati i più severi giudici della situazione economica italiana con svariati ribassi del rating, ma è la stessa agenzia che oggi certifica l’uscita dalla recessione del nostro Paese. La conferma dell’uscita dalla crisi è arrivata con l’ultimo report dell’agenzia di rating secondo il quale “l’economia italiana sta finalmente uscendo dalla recessione dopo tre anni e mezzo di contrazione”.

L’agenzia ricorda il dato del Pil ma anche la crescita della fiducia dei consumatori negli scorsi mesi estivi a livelli che mancavano da sette anni, anche se restano dei dubbi sulla consistenza di questo andamento. “Nel primo trimestre l’economia italiana è ritornata in vita. La fiducia nelle imprese sta migliorando e le indagini sui consumatori mostrano un livello di fiducia che non si vedeva dal 2008, ma la ripresa è debole rispetto ai paesi vicini dell’eurozona” spiegano infatti da S&P, ricordando che “il Pil reale è cresciuto dello 0,7% contro 1,2% dell’intera zona euro”.

A preoccupare sono i consumi delle famiglie strettamente legati al potere d’acquisto. “Nonostante i consumatori italiani abbiano ricevuto gli stessi benefici sulla bolletta energetica, la crescita delle spese è rimasta inferiore alle altre maggiori economie, Spagna in particolare”, annotano gli esperti del rating, sottolineando che il ritardo sulla crescita dei salari sia uno degli aspetti centrali e che solo l’inflazione bassissima fa parlare di una crescita del salario reale. Il problema è sempre il mercato del lavoro e per S&P gli effetti del Jobs Act introdotto a marzo saranno molto lenti.

“Ci sono segnali che indicano che le esportazioni italiane iniziano a funzionare meglio, ma una ripresa sostenibile avrà ancora bisogno di una forte ondata di investimenti” , situazione però ostacolata dal settore bancario che “rimane vulnerabile e non è in una posizione ideale per sostenere gli investimenti privati”. “Rispetto alla media europea, il Rapporto NPL è più di quattro volte superiore ed è aumentato a un ritmo molto più veloce” ricordando che “oltre l’80% delle sofferenze bancarie sono nel settore corporate”.

“La crisi dopo il 2008 ha colpito l’economia italiana in modo grave. Anni di declino nella formazione di capitale hanno colpito il potenziale di crescita e la competitività dell’economia. La crescita dei salari al di sopra di quella della produttività ha aggiunto un elemento a questo deterioramento. Il settore bancario ha visto la propria redditività danneggiata dal triplicare dei crediti deteriorati. L’aumento del debito pubblico ha imposto al settore pubblico limiti invalicabili alla capacità di riportare vitalità all’economia” .

S&P ha inoltre sottilineato che: “Dalla fine del 2014 si sono visti segni di un’economia che sta rinascendo ma sarà una lunga strada per tornare a tassi di crescita del PIL semplicemente superiori all’ 1,5%”