Ungheria rastrella migranti. Vienna evoca lo spettro del nazismo

domenica, 13 settembre 2015

Werner Faymann cancelliere austriaco ha espresso parole durissime nei confronti del suo omonimo Ungherese, l’Ungheria rastrella i migranti lungo il confine, atto che per il cancelliere austriaco che riporta la memoria  alle deportazioni di naziste.

E come presumibile è subito scontro diplomatico: il ministro degli esteri ungherese convoca l’ambasciatore austriaco per protestare contro le parole del cancelliere austriaco che definisce «totalmente indegne di qualsiasi leader europeo del 21esimo secolo».

La ‘caccia’ ai profughi in tutti i villaggi lungo il confine si è intensificata: i migranti senza carta di identificazione che nella notte hanno attraversato campi e strade per arrivare a Szeged e prendere un treno per Budapest vengono fatti salire a bordo di blindati e auto della polizia e portati nei centri di raccolta. Altri sono costretti a marciare a piedi, scortati dagli agenti. Sono arrivati dai binari che partono da Horgos, in Serbia, fino a Rozske in Ungheria.

Le ferrovie ungheresi hanno iniziato oggi i lavori per la costruzione della ‘porta’ nell’unico punto in cui il muro di rete metallica che dovrebbe essere pronta entro lunedì. Martedì 15 settembre è invece prevista l’entrata in vigore delle nuove norme che prevedono l’arresto di chi entrerà illegalmente nel Paese e condanne fino a tre anni di carcere.

Il muro intanto procede  anche grazie all’opera delle decine di detenuti schierati dal governo. Mentre dai campi di identificazione partono i bus carichi di disperati che una volta identificati potranno prendere un treno per uscire dal Paese. Tutte immagini che nella memoria evocano tempi lontani. La pensa così l’Austria: «Mettere i rifugiati sui treni suscita ricordi del periodo più buio del nostro continente», ha tuonato il cancelliere austriaco Werner Faymann, alludendo anche alle deportazioni di memoria nazista.

E ancora: Budapest «si comporta irresponsabilmente» quando afferma che i migranti «arrivano per ragioni economiche». La reazione dell’Ungheria è immediata: «Parole indegne di un leader europeo del 21mo secolo» replica il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, pronunciate da chi «crea solo false illusioni per i migranti» e rende «più difficile una soluzione europea» alla crisi. Szijjarto comunica di aver convocato l’ambasciatore austriaco «per avere spiegazioni».